Header Image

22.11 Solidarietà

La costruzione di una comunità rende necessaria la comprensione di tutti, a partire dalle mancanze e dalle fragilità di ciascuno. Il lavoro della cura, impegnato a rimuovere le difficoltà e a investire sulle ulteriori possibilità, è ciò a cui è chiamata la solidarietà. Il suo richiamo etico, nell’ampiezza di tutte le possibili relazioni sociali, farebbe della solidarietà un sentire e un praticare diffuso, in gioco in ogni occasione di incontro con l’altro, quale condizione di affidamento reciproco, nella più generale costruzione dello spazio di convivenza comune. Apprendere l’attenzione verso l’altro, soprattutto nelle sue fragilità, e apprendere le relative pratiche di cura, sarebbero le competenze educative di cui occorrerebbe dotare il lavoro della solidarietà.

Lectio

09.30 – 12.30

Ogni volta ritorna, nelle forme più impensate, un sentimento oscuro, insidioso, violento. Spesso si nasconde nel gesto solitario di un mentecatto, nelle azioni di un branco o nelle urla di una folla. Accade quando non si regge più il faticoso e meraviglioso lavoro dell’incontro con la differenza e ci si ingegna a compattare il fronte delle indifferenze come riparo o strumento d’offesa contro qualcuno che non c’entra con “noi”. In questi contesti la comunità non riesce più ad assicurare e governare la composizione e l’arricchimento tra le differenze. Ma può darsi e farsi una comunità che non accoglie?

Razmataz

14.30 – 19.30

Se fare città significa aprirsi alle possibilità e alle opportunità che l’altro ci porta, allora l’educare ha un bel daffare a dirimere alcune questioni cruciali del suo stesso lavorare. Per fare qualche esempio: Resistenze e resilienze, come educare nelle periferie urbane ed esistenziali? Educarsi a sentire l’altro… Ma come impararlo? Essere buoni non basta: come educare all’Impegno politico e al volontariato? Come educhiamo a ri-costruire un’economia a misura d’uomo?