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20.11 Potere

In un gruppo, nella più diffusa socialità, al potere si richiede di assolvere all’urgenza di dover decidere, di vagliare opzioni e possibilità e, infine, di indicare la via. La costruzione di una democrazia richiede una attenta e sorvegliata distribuzione del potere. Le responsabilità che derivano dal potere sul suo versante pubblico, pertanto, andrebbero sempre efficacemente indirizzate a dirimere il complesso delle possibilità, nell’interesse di tutti e di ciascuno.
All’educare spetta il compito di condividere i sensi del potere, di abilitarne le facoltà e di sorvegliarne le criticità, perché ciascuno sia nelle condizioni di poter esercitare il potere nel margine delle proprie responsabilità e, quindi, possa partecipare al governo della vita pubblica.

Apertura

09.00 – 10.00

Il legame tra i cittadini e la città è oggi tutt’altro che evidente: viviamo in balia di una sorta di distrazione pubblica, il sentimento di comunità è sempre più impalpabile, la partecipazione ridotta al minimo storico. Eppure siamo e diventiamo cittadini. Lo siamo inevitabilmente, abitando l’Occidente, e lo diventiamo opportunamente, assimilando e adattandoci alle forme di città che abitiamo. Ma a chi spetta il lavoro educativo perché il soggetto possa farsi cittadino e fare cittadinanza? Alla famiglia, alla scuola, alla comunità, a ciascuno di noi? Quando, dove, in quali occasioni? Proviamo a intavolare la questione.

Lectio

10.00 – 13.30

Le dinamiche del potere e le pratiche educative sono, da sempre, reciprocamente collegate. Ogni volta che ci si appresta a considerare le strategie del potere, ecco che risultano indagate le soluzioni educative; ogni volta che ci si interroga sulle strategie educative, ecco che risultano indagate le attese politiche. Su tutte aleggia la domanda: l’educare è al servizio di un progetto di asservimento delle persone o, al contrario, è la strada da percorrere affinché possano realizzare le loro libertà? La lectio e la conversazione tenteranno una via etica per la riflessione.

 

Per la presentazione dei Laboratori di Partecipazione Sociale dell’Università di Parma, cercheremo di capire cosa significhi socializzare le persone al cambiamento, vale a dire educarle in modo che per loro sia legittimo immaginarsi il mondo per ‘come potrebbe essere’ e non solo per ‘come è’. Seguendo gli spunti di diversi autori che si sono occupati del nesso sapere-potere e dell’educazione al possibile, cercheremo di definirla come esperienza attiva, un trovarsi a riflettere dentro (e non prima) dell’azione. Saranno introdotte così più propriamente le esperienze di didattica universitaria “situata” di cui i Laboratori di Partecipazione Sociale sono un esempio. 

Razmataz

14.30 – 19.30

L’educare non può non implicare il potere, tanto perché insiste sulle dinamiche di potere in corso, quanto perché è l’educare stesso una dinamica del potere. I tavoli rielaborativi proveranno a rispondere ad alcune delle questioni di fondo mosse dal potere. Eccone alcune: Come riconoscere ed esercitare il nostro potere di cittadini? Il potere di chi educa: come agirlo, contenendone gli abusi? Il potere della legge: virtù e vizi dell’obbedire e del disobbedire. Il potere e il conflitto nei gruppi sono una risorsa educativa?

Dintorni

21.00 – 23.00

Da sempre la politica ha come scopo il bene comune. Il suo potere discende, tra l’altro, dal consenso. Per costruirlo e mantenerlo, le forze politiche si confrontano in un’opera di esibizione di problemi e di possibili risposte che è esposta a distorsioni, camuffamenti, tradimenti della verità, al solo scopo di garantirsi il sostegno popolare. Così la politica finisce per smarrire la sua missione. Solo un dialogo aperto con la “verità” può garantire alla politica di coltivare un consenso sincero e attento a perseguire il bene comune. Ma affinché ciò accada, occorre educarsi alla verità per sorvegliare la politica ed educare la politica alla verità per consegnare la vicenda pubblica a un racconto aperto e condiviso.